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I libri di testo e l'autorità scientifica della Rete
Di Admin (del 29/05/2008 @ 00:28:55, in Ricerche scolastiche, linkato 2514 volte)
INSEGNARE E COMUNICARE LA ‘SCIENZA IN AZIONE

Nell' articolo di Massimiano Bucchi, apparso su nòva del 22/05/08, si da conto della situazione attuale in cui i classici manuali d'insegnamento sono sempre la fonte ufficiale delle conoscenze dello studente ma la loro tradizionale autorevolezza si incrina sempre più spesso di fronte alle risorse testuali, grafiche, audio e video proposte dalla Rete.

" il libro di testo nella sua versione tradizionale rischia di restare fortemente spiazzato. La sua funzione di mediazione e stabilizzazione viene messa in discussione da un modello in cui i diversi livelli di comunicazione (specialistica, didattica, pubblica) si intrecciano continuamente in modo non lineare. Una delle sfide centrali è quella di individuare nuove forme di didattica che rinuncino alla pretesa di porsi come ‘impacchettatori’ di sapere, ma accettino i rischi e le opportunità di offrirsi come strumento per quella navigazione a vista nella ‘scienza in azione’ a cui appare ormai destinato ogni studente e cittadino."

La produzione di contenuti in Rete ha spesso come protagonisti diretti gli autori, senza mediazioni editoriali. La notorietà dell'autore o del contenitore, è frequentemente slegata da ogni autorevolezza accademica ufficialmente assegnata. Anzi, gli stessi meccanismi di indicizzazione dei siti favoriscono la loro visibilità in base a criteri quantitativi (link-ridondanza di termini), piuttosto che qualitativi.

Il che fare con i contenuti della Rete si è già trasformato nel cosa fare subito. Non basta conoscere Wikipedia e similari, relativamente alle voci che cerchiamo di far comprendere ed insegnare, occorre cominciare a scriverle, rivederle ed integrarle ove lo si ravvisi necessario.
Da soli, purtroppo col solo diritto al nome come è accaduto dall'invenzione della scrittura fino all'introduzione del copyright nel tardo milleottocento.

Gli editori tradizionali non ci possono aiutare, in quanto necessariamente inchiodati alle logiche della resa per copia, e gli editori italiani presenti attivamente in Rete non hanno ancora elaborato proposte condivise.
O ci si infila silenziosamente e alla rinfusa nei siti di contenuti testuali ed audio-video più consultati oppure occorrerebbe, tramite iniziative dal basso di associazioni di docenti ed operatori, costruire e popolare aggregatori ordinati di conoscenze in rete.
L'esempio di Scivee (lo ‘YouTube della scienza’) citato da Bucchi è uno dei tanti modelli possibili.
In ogni caso pare certo che non bastino i manuali cartacei per formare quelle capacità critiche e di discernimento tra spazzatura e fonte attendibile indispensabili alla formazione del cittadino in rete.